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Storia di un marchio che ha fatto Storia.

Era l’anno 1946. Da pochissimo la guerra era finita, lasciando un’Italia devastata, ferita, allo stremo delle forze. Fu grazie a tenacia, coraggio e grandi capacità imprenditoriali che Vittorio Rinaldi, in una mattina di fine novembre, decise di dare forma giuridica alla sua attività di produttore di tessuti e – nonostante le difficoltà legate alla Storia – trasformarla in un lanificio.

La spinta economica del dopoguerra, correttamente interpretata, permise all’azienda di Rinaldi di crescere e di consolidarsi in un’industria solida, capace di accogliere in sé la sapienza degli artigiani, dote di un glorioso passato, e le professionalità sempre nuove che lo sviluppo tecnologico di quegli anni stava andando a formare.

Affiancato da Giovanni Vietti, amico e socio, in breve tempo il progetto di Rinaldi riuscì a reperire i capitali e le risorse per avviare l’impresa a Crevacuore.
Giunsero i primi incoraggianti risultati, e nuovamente si scommise sul futuro, puntando sul trasferimento e sull’ampliamento degli impianti, a Borgosesia – ove la Tessitura di Crevacuore ha sede tutt’oggi – epicentro italiano dei settori tessili e lanieri, collocato nel nord del Piemonte, tra valli verdeggianti, laddove la presenza di corsi d’acqua particolarmente “dura” (e atta alla lavorazione della lana) ha fatto sì che in questa zona proliferassero le aziende di questo particolare settore.

Dopo sessant’anni di lavoro, passione, ricerca, la Tessitura di Crevacuore non si ferma e, anzi, rilancia continuamente, evolvendosi dal punto di vista tecnologico senza mai recidere il filo che la lega ad una secolare tradizione del settore tessile.

Oggi, Marco Rinaldi, i figli Giorgio e Andrea, e il nipote Alberto, insieme a Michele Pizzi – nipote di Giovanni Vietti – continuano a percorrere la via dei loro predecessori. L’azienda, ormai giunta alla terza generazione, produce tessuti che sfilano in tutto il mondo, nelle manifestazioni dedicate al prêt-à-porter femminile e all’alta moda. Grazie alla voglia di orientare verso il futuro quel filo che è tutt’oggi così saldamente legato alle lontane radici delle proprie origini.